Foto: Pina Bausch Wiesenland  di Raphaël Labbé -  CC BY-SA 3.0 (Wikimedia e Flickr)
Foto: Pina Bausch Wiesenland di Raphaël Labbé - CC BY-SA 3.0 (Wikimedia e Flickr)

Pina Bausch

Ci sono delle storie che mi legano anche a questa società sassarese dove sono cresciuto e una che mi piace che poi quando lo racconto agli amici rimangono un po’ così, no! Che è uno spaccato di qualcosa che è successo qua in Sardegna negli anni ‘80,

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quindi una quarantina anni fa, che mi occupavo di teatro e di organizzazione teatrale, no! Tra i tanti che siamo riusciti a invitare qua in Sardegna c'è il più grande del ‘900 portavamo, cioè, non è che eravamo...

C'era un'ambizione grossissima…. e una di queste fu Pina Bausch.
Pina Bausch, che all'epoca era il massimo, era l'inventrice del teatro danza, una stella, anticonformista chiaramente.

Quando li abbiamo invitati, no! Loro pensavano Sardegna, Sardegna, pecore -  cioè che cazzo ci facciamo in Sardegna? - Poi alla fine sono venuti, è venuto uno in avanscoperta per vedere gli spazi e cose. E poi venne lei e noi scegliemmo allora uno spettacolo dove, era l'unico spettacolo dove lei danzava, che si chiamava Café Muller. E poi anche perché oltre il pregio che lei danzasse dentro uno spettacolo, erano in quattro. Perché normalmente la compagnia era fatta di venticinque trenta attori, quindi delle spese di gestione non indifferenti tra mangiare, vitto e alloggio, biglietti aerei, ecc. Quindi quello era il più economico, però anche il più interessante perché c'era lei che danzava. E venne a Sassari, due spettacoli a Sassari - mi ricordo - e tre a Cagliari.

Anni 80, 83, quegli anni lì. Venne a Sassari al Teatro Verdi. Faceva scalpore un po’ dappertutto, perché lei veniva dal teatro classico. Era un'innovazione questa del teatro danza. Lei faceva una ricerca molto particolare e molto discussa anche nell'ambito dei danzatori in generale. E quindi il pubblico a Sassari si spaccò,  molti andarono in visibilio o altri erano offesissimi di questa messa in scena… qui e là!

Dovevamo andare a Cagliari, perché la mattina alle nove ci aspettavano in Consiglio regionale, perché noi facevamo, facevamo le cose molto anche teatralmente quindi organizzavamo tutto in maniera bella, diciamo così, perché avevamo chiesto alla Regione Sardegna, che ci dava qualche soldo, di poter ricevere questi artisti e dargli il benvenuto in terra sarda. E quindi la mattina dovevamo andare alle nove lì perchè l'aspettava il Presidente del Consiglio regionale, adesso non mi ricordo chi in particolare.
E come portarla? Tra l'altro non avevamo, non avevamo spalle coperte, non avevamo soldi da dire - bene, prendiamo un taxi - o cioè - facciamo così spese folli! -

E allora andai da una mia amica, che aveva un negozio qua a Sassari, che aveva un Erre4 (Renault 4 NDR). E io gli ho detto – era Maria Antonietta di Alice (Negozio: La Bottega di Alice NDR).
- Mariantonié! Mi presti la macchina per un paio d'ore che devo fare una Commissione? Dobbiamo spostare degli artisti. - Ah sì, vabbè.

Andai a prendere Pina Bausch in macchina con l’Erre4 e gli altri due artisti. Scendemmo a Cagliari in Erre4. Lei si accucciò molto tranquillamente senza… cioè, un altro artista avrebbe detto - Ma che cazzo! - Ci avrebbe mandato affanculo no! Praticamente! E lei si mise lì nell’Erre4 con un cuscino e mentre attraversavamo tutta la Sardegna io gli raccontavo della Sardegna no? Perché c'erano nuraghi, tà tà, civiltà, questo quell'altro, bum dam, Domus de Janas . Quindi gli ho fatto una testa così su tutta la nostra storia della Sardegna. Poi fu ricevuta dal Consiglio regionale. Le regalarono dei libri, poi noi gli abbiamo regalato CD, tante cose. E fu un momento… E poi la l’Erre4 gliel'ha restituii dopo 5 giorni mi ricordo Eh!
Come si poteva portare avanti, inimmaginabile, un'avventura senza… senza avere la certezza di come fare, di come andare avanti. Cioè tutto veniva molto, molto facile, tra virgolette, però molto, molto bello. Che poi lei, si innamorò… io poi andai a trovarli. Si innamorò della Sardegna, mise delle musiche sarde, di Tenores di Bitti, dentro un suo spettacolo che è rimasto un filo, un filo conduttore.

Poi abbiamo portato Peter Brooke, Tadeusz kantor, cioè veramente dei… Antonio Gades, i Serapia.
Mi ricordo i Serapia avevano questo.. un palcoscenico ruotante che loro posavano sul palcoscenico ed era una grande ruota che però era divisa in due e la dovevano far entrare al Verdi che è un teatro un po’ all'antica, quindi tutto quanto un lavoro per fare tutte queste cose. Cioè, una cosa, cose bellissime, anni molto belli, molto forti, molto importanti per la cultura sassarese e della Sardegna tutta.

 

 Mario
Registrata da François il 09/11/2024 nella libreria Koinè di Sassari

 

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